Varroa
La Varroa destructor è un parassita dell’ape mellifera orientale Apis cerana che ha trovato un nuovo ospite nella nostra ape mellifera europea (A. mellifera) con l'intensificarsi del commercio internazionale. L’acaro varroa è stato individuato per la prima volta in Svizzera nel 1984. Come negli altri Paesi, l’acaro stermina le colonie colpite nel giro di 1-3 anni. Per garantire la sopravvivenza di queste colonie, occorre trattarle ogni anno. La maggior parte delle colonie non opportunamente trattate è destinata a soccombere.
Per l’attuazione di misure di lotta efficienti, il CRA ha raccolto diverse informazioni sulla biologia dell’acaro varroa. Appoggiandosi a queste conoscenze, è stata intensificata la ricerca per sviluppare strategie di lotta alternative adeguate alle condizioni dell’Europa centrale. La ricerca continua costantemente per trovare metodi sempre più efficaci. Per un’attuazione fruttuosa dei metodi di lotta, gli apicoltori devono essere informati sul corretto utilizzo dei principi attivi. A tale scopo, sosteniamo il Servizio sanitario apicolo.

Diffusione
La Varroa destructor vive in equilibrio con il suo ospite originale, l’ape mellifera orientale Apis cerana, presente dal Sud dell’Asia fino all’Est della Russia. È proprio in questo Paese che alla fine del XIX secolo vi è stato un cambiamento di ospite: l’acaro invade le colonie di Apis mellifera che erano state introdotte per integrare le colonie autoctone. Tramite il commercio e lo scambio di colonie, l’acaro si è nel frattempo diffuso su quasi tutto il pianeta. Solo l’Australia e determinate regioni dell’Africa centrale e dell’Europa del nord ne sono tuttora indenni.Comportamento
La varroa si riproduce esclusivamente nelle celle di covata opercolate delle api mellifere. Con l’aiuto di celle trasparenti, Gérard Donzé ha potuto osservare l’intero ciclo vitale dell’acaro varroa. Ha descritto la riproduzione e l’accoppiamento dei parassiti in due articoli dettagliati.Mathias Rickli e Gérard Donzé hanno realizzato un filmato che riassume le tappe salienti nella vita di una famiglia di acari varroa.
Il film esiste in tedesco e in francese e può essere ordinato presso:
Geschaftsstellle BienenSchweiz, Jakob Signer-Strasse 4, CH-9050 Appenzello.L’acaro non è provvisto di occhi e si deve orientare nell’oscurità della colonia e nelle celle con l’aiuto dell’olfatto. L’olfatto della varroa è stato oggetto di ricerca approfondita da parte del CRA per trovare delle sostanze in grado di attirarla, in particolare quelle prodotte dalla covata, in modo da usarle come base per lo sviluppo di metodi di lotta. La sede dell’olfatto è localizzata nelle zampe e i meccanismi della percezione olfattiva sono stati analizzati fino al livello cellulare. La possibilità di catturare l’acaro con trappole mentre è alla ricerca della covata è stata studiata direttamente nell’arnia.
Movimenti del tratto digestivo di una ninfa di varroa
Ripresa all'acceleratore della melanizzazione di una ferita creata da una puntura in una pupa di ape. La stessa risposta immunitaria si verifica dopo il morso da parte di un acaro varroa.
Un acaro varroa adulto si è introdotto tra due anelli addominali di un ape mellifera. Perfora la pelle tra gli anelli e succhia l'emolinfa.
Una ninfa di varroa cerca la ferita sulla cuticola della pupa di ape e inizia ad alimentarsi. Sono visibili i movimenti del tratto digestivo dell’acaro.
Resistenza
A causa di diversi meccanismi di protezione, per esempio le attività di pulizia e la sensibilità elevata della covata da operaia, nella A. cerana la varroa si può riprodurre solo limitatamente e unicamente nella covata da fuco. Nel caso di questa specie mellifera, gli acari non devono dunque essere combattuti direttamente nelle colonie. In alcuni rari casi, anche le colonie di A. mellifera sopravvivono a un attacco di varroa senza dover essere sottoposte a trattamento. Studiamo queste colonie per capire meglio le capacità di resistenza. Le informazioni ottenute possono essere utili per la selezione di api tolleranti nei confronti dell'acaro varroa.
Lotta
Per evitare il deperimento delle colonie, la lotta contro la varroa deve essere eseguita ogni anno. Per arginare la problematica dei residui e delle resistenze nell’uso di acaracidi della classe dei piretroidi (Apistan e Bayvarol) oppure degli organofosfati (Perizin), il CRA - in collaborazione con partner europei - ha sviluppato una cosiddetta strategia di lotta «alternativa» che si basa sull’uso di acidi organici (acido formico, acido ossalico) e olii essenziali (timolo).I nostri studi sono serviti da base per lo sviluppo di una strategia di lotta che è stata integrata nelle attuali raccomandazioni del Servizio sanitario apicolo.
I nostri studi sono serviti da base per lo sviluppo di una strategia di lotta che è stata integrata nelle attuali raccomandazioni del Servizio sanitario apicolo.
Servizio sanitario apistico - Concetto varroa
L’acido formico può essere usato per il trattamento puntuale oppure per il trattamento a lungo termine. A seconda del metodo di utilizzo, si immette nell’aria degli apiari una concentrazione elevata di acido formico durante un paio di ore oppure una concentrazione inferiore durante vari giorni.

L’acido formico non solo elimina gli acari che si trovano sulle api adulte, ma anche quelli in fase di riproduzione nelle celle opercolate. Tuttavia, l’uso dell’acido formico spesso non basta per ridurre sufficientemente il numero dei parassiti. Pertanto, occorre scegliere un approccio più vasto per la lotta contro la varroa.
Attualmente, sul mercato sono disponibili diversi dispositivi efficaci per l'applicazione a lungo termine dell’acido formico. Il nostro centro di ricerca, ha sviluppato il modello FAM-Dispenser. Questo diffusore è prodotto su licenza e distribuito dalla ditta Andermatt Biovet AG, Strahlermatten 6, 6146 Grossdietwil, Svizzera.
Attenzione! Dal 2013, solo l'acido formico approvato da Swissmedic può essere utilizzato per riempire i diffusori di acido formico.L’acido ossalico è molto efficace per la lotta contro la varroa negli apiari senza covata. Attualmente, questa sostanza è utilizzata in tre modi diversi: spruzzatura, sgocciolamento ed evaporazione. Se eseguiti correttamente e con il dosaggio giusto, questi metodi permettono un'azione acaricida di oltre il 95% e sono ben sopportati dalle api. I nostri test hanno mostrato che con un trattamento di acido ossalico l’autunno precedente il miele della primavera seguente non contiene residui attestabili.
Vi sono diversi tipi di diffusori di varia efficacia. Raccomandiamo di tenere conto dei risultati dei nostri test nella scelta. Abbiamo testato in apiari svizzeri un nuovo metodo di diffusione, che funziona secondo il principio aerosol, ottenendo buoni risultati.

Negli anni '90, il Centro di ricerche apicole ha partecipato ad un programma di monitoraggio in cui sono stati testati oltre 100 olii essenziali, assieme ai loro componenti, per quanto concerne l’efficacia contro la varroa. Nonostante gli olii di salvia, isoppo e timo si siano rilevati interessanti, solo il timolo è stato utilizzato in prodotti acaricidi. I trattamenti contenenti timolo sono di facile realizzazione e sul mercato già si trovano diversi preparati. I vantaggi e gli svantaggi dell’uso del timolo sono riportati nel "Apilife VAR - Un prodotto per la lotta contro la varroa la cui sostanza attiva principale è il timolo" e nel "THYMOVAR per combattere la Varroa jacobsoni".
Nonostante il timolo lasci residui nella cera e nel miele, dal profilo tossicologico tali residui sono innocui.
In Svizzera l’utilizzo dei prodotti a base di timolo, a partire dal 2008, è diminuito considerevolmente. Gli apicoltori che lavorano con tali prodotti tendenzialmente riportano più perdite d’inverno rispetto agli apicoltori che, per esempio, utilizzano l’acido formico.

I metodi biotecnici, che non comportano l’uso di sostanze chimiche, possono contribuire a ridurre la popolazione di varroa negli apiari prima del raccolto e sono parte integrante della strategia per la lotta alternativa contro la varroa. È possibile optare per due metodi: l’eliminazione della covata dei fuchi, che è particolarmente attrattiva per i parassiti, e la formazione di nuclei, che interrompe la riproduzione dei parassiti perché la deposizione di uova da parte della regina è temporaneamente sospesa.
Servizio sanitario apistico - Concetto varroa
Se una colonia di api abbastanza grande non è sottoposta ad alcun trattamento, tramite la selezione naturale potrebbero svilupparsi colonie resistenti alla varroa. Tuttavia, lasciare libero corso alla natura per ottenere colonie resistenti ha un alto prezzo perché la maggior parte delle colonie andrebbe persa. Stiamo osservando le colonie in Africa, Asia ed Europa, resistenti per natura, per capire i meccanismi che ne assicurano la sopravvivenza in caso di un attacco di varroa. Ciò potrebbe consentire di selezionare in modo mirato queste caratteristiche per le nostre api locali.
Swarming in honey bees (Apis mellifera) and Varroa destructor population development in Sweden (inglese) Sciamatura dell'ape mellifera (Apis mellifera) e sviluppo della popolazione dell'acaro della varroa (Varroa destructor) in Svezia
I. Fries, H. Hansen, A. Imdorf, P. Rosenkranz (2003)
La nostra strategia di ricerca di soluzioni contro la varroa si basa su approcci a breve, medio e lungo termine. Le soluzioni a breve termine mirano a migliorare i metodi di lotta già esistenti. Per esempio, in alternativa al trattamento con acido formico, si studia l’uso di acido ossalico in combinazione con l’isolamento della regina. La ricerca di nuovi prodotti biologici ad azione acaricida è un approccio a medio termine che consentirà di integrare i diversi metodi di lotta disponibili al momento. Se queste misure sono piuttosto da intendere come un aiuto transitorio, l’obiettivo a lungo di termine è di rendere le nostre api resistenti. Nel caso ideale di una resistenza, i trattamenti diverranno superflui e saranno così eliminati anche i rischi di trovare residui nei prodotti dell’apicoltura oppure ridotta la presenza di parassiti resistenti ai trattamenti.
Collaboriamo a diversi progetti con l’Istituto per la salute delle api dell’Università di Berna e il Servizio sanitario apicolo. I progetti sviluppati nel quadro della collaborazione con l’Istituto per la salute delle api si situano nell’interazione tra la ricerca di base e la ricerca applicata. Un progetto, per esempio, riguarda i meccanismi di resistenza contro l'acaro varroa. La collaborazione con il Servizio sanitario apicolo concerne progetti orientati alla pratica. Per esempio il confronto dell’efficacia dei diversi diffusori di acido formico3 oppure i test di nuovi acaricidi contro la varroa disponibili sul mercato.