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ComunicazioniPubblicato il 2 giugno 2026

Evoluzione nella diversità degli insetti in Svizzera: differenze tra gruppi di specie

Quali cambiamenti ha subito il mondo degli insetti in Svizzera negli ultimi 90 anni? Un nuovo studio fornisce per la prima volta risposte esaurienti e dipinge un quadro contrastante.

Ricercatori di Agroscope, FNP, info fauna, dell’Università di Zurigo e della Stazione ornitologica di Sempach hanno analizzato 1,2 milioni di dati di osservazione provenienti dal Centro nazionale di dati e informazioni sulla fauna svizzera. Così hanno ricostruito l’evoluzione delle aree di ripartizione per 811 specie di insetti, di cui 216 specie di farfalle diurne e 595 specie di coleotteri del legno morto, tra il 1930 e il 2021.
Dall’analisi risulta che, intorno alla metà del XX secolo, entrambi i gruppi hanno subito un declino, seguito da uno sviluppo molto diverso. Quelle specie che presentano esigenze particolari, ad esempio un habitat specifico o un clima più freddo, hanno subito un calo più marcato, mentre altre si sono riprese.

Farfalle diurne: un declino senza ripresa

Le farfalle diurne sono in declino dal 1930. In particolare tra il 1950 e il 1980, all’apice dell'intensificazione agricola, le loro popolazioni sono crollate. Fra le ragioni figurano l’uniformazione del paesaggio, la scomparsa dei prati ricchi di specie e il crescente uso di fertilizzanti e prodotti fitosanitari. Da allora non si è verificata alcuna ripresa. Oggi le specie di farfalle in Svizzera è in media inferiore di circa il 12 % rispetto al 1930, nell'Altopiano addirittura del 29 % e nelle Prealpi settentrionali del 13 %.

Particolarmente colpite ne risultano le specie specializzate: le farfalle diurne che dipendono da piante o habitat molto specifici, infatti, hanno perso fino al 41 % della loro area di ripartizione. Le specie di piccole dimensioni, lente a spostarsi in nuove aree, hanno subito un calo più marcato (-26 %) rispetto alle specie più grandi e mobili (+14 %). Le specie che prediligono il freddo devono affrontare un ulteriore problema: il cambiamento climatico pone ulteriori limiti ai loro habitat (-30 %).

Coleotteri del legno morto: declino, poi inversione di tendenza

I coleotteri che dipendono dal legno morto hanno inizialmente registrato un calo simile. L’intensificazione della selvicoltura ha portato a una minore quantità di alberi vecchi e di legno morto, che si è tradotta in una diminuzione di habitat per queste specie.

Tuttavia, la situazione si è stabilizzata a partire dagli anni '60 e, a partire dagli anni 2000, i coleotteri del legno morto sono addirittura di nuovo in aumento. Oggi hanno raggiunto complessivamente una distribuzione simile a quella del 1930.

Diversi fattori hanno contribuito a tale risultato: molte specie di coleotteri del legno morto che prediligono il caldo traggono vantaggio dal cambiamento climatico; in altre parole, l'innalzamento delle temperature ne favorisce la diffusione. Inoltre, grandi tempeste come Vivian (1990) e Lothar (1999) hanno generato in un colpo solo enormi quantità di legno morto e quindi nuovi habitat. Anche l'attuale gestione delle foreste, più naturale, può aver contribuito in larga misura alla ripresa.

Tuttavia, anche le specie più specializzate di coleotteri del legno morto hanno subito un calo più marcato, perdendo fino al 17 % della loro area di ripartizione. E le specie amanti del freddo risultano svantaggiate dal cambiamento climatico degli ultimi decenni.

Un cauto ottimismo

Dagli anni '90 si sono registrati effetti positivi. La gestione attuale delle foreste, più naturale, lascia più legno vecchio e morto nei boschi. I programmi agroambientali e le superfici per la promozione della biodiversità creano inoltre rifugi per le specie minacciate di estinzione. Tali misure iniziano a sortire i primi effetti, anche se il livello di diversità delle specie precedentemente osservato, in particolare per le specie specializzate e amanti del freddo, è ancora molto lontano.

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