Xylella

Das Feuerbakterium - Xylella fastidiosa
Figura: Piante d'olivo danneggiate da Xylella fastidiosa, Puglia, Italia
Fotografo: Alfred Kläy UFAG

Il batterio Xylella fastidiosa è originario dell’America meridionale, centrale e settentrionale, dove è ampiamente diffuso. In Europa, la sua presenza è stata rilevata per la prima volta nel 2013 in Italia. In Svizzera, a tutt'oggi il batterio non è ancora comparso. X. fastidiosa può infestare più di 360 specie vegetali, tra cui anche molte piante coltivate, quali: vite (Vitis spp.), drupacee (Prunus spp.), olivo (Olea spp.), agrumi (Citrus spp.) e rosa (Rosa spp.). X. fastidiosa è uno dei fitopatogeni più pericolosi che ci siano e può portare gravi conseguenze economiche per l’agricoltura. In Svizzera e nell’Unione Europea, rientra tra gli organismi di quarantena. Le infezioni vanno notificate obbligatoriamente e vengono combattute con misure ufficiali.

X. fastidiosa colonizza lo xilema (tessuto conduttore legnoso) delle piante, pregiudicandone la capacità di conduzione. Si trasmette attraverso le punture nutrizionali di insetti che succhiano la linfa xilematica (Cicadomorpha), I sintomi variano a seconda della sottospecie di X. fastidiosa considerata (se ne conoscono sei) e della specie di pianta ospite. Nella maggior parte dei casi, si riscontrano disseccamenti e avvizzimenti. Inizialmente, i sintomi si manifestano soprattutto su giovani germogli. Successivamente, il disseccamento si estende a rami interi e branche. A volte, muore l’intera pianta. Diverse piante ospiti infette rimangono asintomatiche, favorendo la diffusione del batterio.

Non esistono metodi di lotta chimica o biologica che funzionino sulle piante infette. Le misure più efficaci sono quelle preventive, volte a impedire la diffusione del batterio. Per questo motivo, dal 2016, in Svizzera e nell’Unione Europea, è in vigore l’obbligo del passaporto fitosanitario per le piante ospiti di X. fastidiosa (specie vegetali per le quali, in Europa, si è riscontrata un'infezione). È estremamente importante che il batterio non si insedi sulla vegetazione naturale, pena la presenza stabile di focolai d'infezione trasmissibile alle piante coltivate.

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