Il coleottero giapponese – Popillia

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Al centro: Coleottero giapponese su foglia di vite in Piemonte, Fotografa: Cristina Marazzi, Servizio fitosanitario cantonale TI. In alto a sinistra: Coleottero giapponese nel tipico comportamento assunto in situazioni di pericolo.

Lo scarabeide di origine giapponese Popillia japonica fu trasportato accidentalmente negli Stati Uniti all'inizio del ventesimo secolo dove, al contrario di quanto accade in Giappone, causa danni considerevoli. In Europa, il coleottero giapponese comparve per la prima volta negli anni settanta sulle isole Azzorre. Nel 2014, è stata accertata la presenza di un suo focolaio in Italia, nei pressi di Milano. La prima cattura in territorio svizzero è avvenuta nel 2017, grazie a una trappola a feromoni posta vicino alla dogana di Stabio. Siccome si tratta di un parassita potenzialmente molto dannoso, in Svizzera lo si è inserito nella lista degli organismi di quarantena, rendendo obbligatorio segnalarne la presenza.

Gli adulti di coleottero giapponese assomigliano a quelli del comune maggiolino degli orti, da cui si distinguono grazie ai ciuffi di peli bianchi presenti ai lati dell'addome e sull'ultimo segmento addominale. Popillia japonica completa il suo ciclo di sviluppo da uovo ad adulto in un anno. Mentre le larve prediligono le radici delle graminacee, danneggiando prati e tappeti verdi, gli adulti si nutrono di foglie, fiori e frutti di più di 300 piante ospiti diffuse nel mondo intero e appartenenti alle più svariate famiglie. Tra di esse ci sono sia specie selvatiche sia coltivate, come: melo (Malus spp.), drupacee (Prunus spp.), vite (Vitis spp.), mais (Zea mays) e rosa (Rosa spp.).

Per combattere efficacemente P. japonica, è necessario individuare precocemente la sua presenza perché, qualora riesca a insediarsi, le misure di eradicazione non servono più a molto. Il livello d'infestazione va monitorato utilizzando trappole a feromoni. In Svizzera, non esiste attualmente alcun prodotto omologato per combattere questo parassita. Una prova di laboratorio, condotta da Agroscope, ha evidenziato che la lotta biologica con funghi entomopatogeni, già utilizzati contro il grande maggiolino di S. Giovanni e il maggiolino degli orti, sembra molto promettente e potrebbe consentire di combattere il coleottero giapponese, utilizzandolo come fatto contro il maggiolino (Melolontha melolontha).